mercoledì 2 marzo 2011

CAPITOLO 7

Luca sedeva due file dietro Azzurra nell’aula di anatomia. I suoi pensieri vagavano per la stanza cozzando contro le pareti ingiallite dal tempo per poi ripiombargli in testa con forza, sensazione questa che lo innervosiva non poco. Azzurra invece sembrava tranquilla, intenta a scribacchiare qualcosa chinata sul piano davanti a lei. Quella mattina indossava un pull di lana color cielo e aveva i capelli raccolti in una coda di cavallo fermata da un nastro dello stesso identico colore.
Il professore alzò la voce per sovrastare il chiacchiericcio di alcuni ragazzi che sedevano alla sinistra di Luca e Azzurra. Il gruppetto si zittì solo quando il professore, con fare esasperato, batté la mano sulla cattedra così forte che il colpo che ne scaturì, amplificato dalla grande sala dal soffitto altissimo, parve un tuono.
“Ho la vostra attenzione, dunque?” Chiese l’uomo riprendendo la calma.
I ragazzi annuirono in silenzio e il professor De Sclopis cominciò la lezione, sfregandosi le mani, come faceva sempre prima di cominciare la lezione.
“Vi avevo promesso lezioni diverse dagli altri docenti. Vi ho sempre parlato di come studiando in questo corso, al mio corso, avreste imparato cose che i vostri compagni e colleghi d’università non avrebbero mai nemmeno osato pensare. Ebbene miei cari, il tempo è giunto. Oggi, vi mostrerò l’anatomia umana – o almeno parte di essa – com’è davvero. Niente libri. Niente pupazzi di silicone e plastica. Voi assisterete e metterete mano ad un corpo in carne ed ossa, seppur morto ovviamente!”
Un sorriso trionfante si allargò sul volto dell’uomo.
Alcuni ragazzi alzarono la mano chiedendo la parola.
“Si, mi dice signor Capulli”
Un ragazzo alto e dinoccolato si alzò e chiese: “dovremo toccare un cadavere?”
“Be’ mio caro ragazzo, ne toccherà parecchi di corpi nella sua carriera, mi auguro! E mi auguro anche che la maggior parte sia viva. Ciononostante il corpo di un cadavere non è molto diverso da un corpo in vita. E’ solo come dire… meno reattivo.”
Un risolino isterico si levò dall’alto della sala, seguito da una serie di altre brevi risate che infine sfociarono in un’ilarità generale.
“Siamo pronti per la lezione?”
“Si” risposero gli studenti all’unisono.
“Bene. Camillo, porti dentro il nostro amico.”
“Professore?” azzardò una ragazza minuta con occhiali tondi e caschetto castano.
“Si?”
“Ma l’uso dei cadaveri per scopi didattici non è stato vietato nel 2076, dal decreto Camisari ?”
In effetti a seguito ad usi non proprio decorosi dei cadaveri (utilizzati addirittura come modelli per pubblicità e, dopo tecniche d’imbalsamazione all’avanguardia, perfino come manichini in grandi negozi alla moda) l’uso di questi ultimi venne vietato a discapito anche della scienza medica.
“Mia cara Terzi, lei ha ragione. In effetti l’uso dei cadaveri non è consentito. A meno che il defunto non sia proprietà dell’ente che ne beneficia e a patto che venga utilizzato, se così si può dire, dopo il rigor mortis e prima che inizi il processo di decomposizione. In questo caso, il signore qui presente” e con un gesto della mano il professore indicò il corpo sotto il lenzuolo che stava avvicinandosi su una barella spinta da un’inserviente “ha ricevuto un compenso di ventimila eurolire, due anni fa, quando ha scoperto di essere malato. Con quei soldi ha passato con dignità gli ultimi mesi di vita e ha donato il suo corpo a voi perché poteste studiarlo. Abbiamo stipulato un vero e proprio atto di vendita. Diciamo che fino al giorno della sua morte ne abbiamo posseduto la nuda proprietà”
“Lo avete comprato?” Chiese Azzurra inorridita.
“ragazza mia, cosa vuole che importasse a quest’uomo di chi avrebbe ficcato le mani nel suo addome una volta deceduto. Il corpo è divenuto proprietà di questa università solo al momento del trapasso. Nel mio ufficio ho una simpatica cartolina che quest’uomo mi ha mandato dalle Hawaii, dove è arrivato a bordo di una fantastica nave da crociera. E’ morto felice glielo assicuro. Se questo la infastidisce me ne dispiaccio ma le assicuro che lui non era infastidito per niente!”
Azzurra prese fiato e riaprì bocca per ribattere ma Luca le diede una leggera gomitata e, quando le lo guardò, le fece un cenno di diniego col capo.
“Ma è disgustoso…” sussurrò lei
“Vuoi che ti cacci dal suo corso?”
Azzurra abbassò gli occhi verso il pavimento e fece silenzio.
Nel frattempo altri studenti ingoiarono le loro domande inopportune e tutti scesero dai loro posti verso il centro della sala. Ordinatamente si disposero in cerchio intorno al professore ed al cadavere felice, come quello lo definì pochi minuti prima.
“bene. Vedo che ci siamo tutti. Possiamo cominciare. L’odore non è che appena percettibile. D'altronde quest’uomo è morto da meno di un giorno.”
I ragazzi si guardarono l’un l’altro, l’odore era molto più che appena percettibile e lo si poteva sentire insinuarsi nelle narici come una subdola nuvoletta di vapore che sale verso l’alto. Quando il professore scoprì il corpo con un gesto teatrale il tanfo esplose nelle narici suscitando mormorii e conati nascosti dalle mani sulla bocca. Il professor De Sclopis sorrise ed invitò gli allievi ad avvicinarsi.
“Un medico non deve ritrarsi di fronte ad un cadavere. Che cosa fareste se un giorno vi chiamassero al capezzale di un malato e una volta arrivati lo trovaste già morto? Vi mettereste a vomitare sulla salma? Davanti ai parenti affranti? Coraggio signori, se è la professione medica che cercate, questo genere di cose non deve nemmeno sfiorarvi. Siate impassibili, professionali. In fondo è così che puzzerete anche voi un giorno. Non vi piacerebbe essere guardati da estranei disgustati!” il professore scoppiò in una risata fragorosa. I ragazzi rimasero in silenzio. Qualcuno accennò un sorriso, molti assunsero un’espressione seria e a parer loro professionale. Luca notò qualcosa che gli gelò il sangue nelle vene.
“Azzy!” sibilò tirando l’amica per la manica del camice.
“Che c’è?” rispose lei nello stesso tono.
“Le dita! Guardagli le dita!” e così dicendo indicò il cadavere, che nel frattempo era stato spostato da due inservienti dalla barella al lettino operatorio.
Azzurra fece scorrere lo sguardo lungo il braccio destro e poi lungo quello sinistro del corpo senza vita. Quando si accorse di quel che intendeva l’amico quasi lanciò un urlo. Mancava il dito anulare della mano sinistra. Quel vecchio con la barba, disteso sull’acciaio freddo era probabilmente membro dello strano gruppo o setta che avevano visto nelle foto alla biblioteca la sera prima.
“Dobbiamo avvertire i ragazzi! Dobbiamo andare al locale…”
“Dobbiamo finire di seguire la lezione!” impose Luca posando una mano sulla spalla dell’amica “mi mancano diversi crediti quest’anno. Questa è una delle lezioni più importanti del corso, non so tu, ma io non posso perdermela per nessun motivo. Vedremo i ragazzi fra poco più di tre ore. Sta’ calma.”
Stare calma era una cosa che non riusciva molto bene ad Azzurra in frangenti come quello. Un tremore insistente si fece spazio nel suo stomaco. Le mani le tremavano e si sentì irrequieta e frustrata per dover rimanere lì, con quella puzza di morte e formaldeide, mentre Tiziano chissà dov’era.
“Ragazzi si comincia. Avvicinatevi!” Fece il professore impugnando un bisturi. “una bella incisione a Y. Signor Demetri tenga pronto il costotomo”
Il cielo fuori sembrava rabbuiarsi man mano che la lezione proseguiva . Il professore spiegava, tenendo tra le mani ora il cuore del defunto ora gli intestini, l’anatomia di un corpo umano. I ragazzi seguivano in silenzio, mentre la menti di Luca e Azzurra vagavano oltre la sala grande di anatomia e fuggivano all’esterno dove, da qualche parte, qualcuno se ne stava ad osservarli celato nell’oscurità dell’inverno imminente.
Al termine della lezione, con il corpo ricucito che veniva portato via dall’inserviente per essere cremato, Luca e Azzurra si avvicinarono al professore intento a sfilarsi i guanti “Professore?” fece Luca ponendosi tra l’uomo e la ragazza
“Si?”
“L’uomo che abbiamo esaminato, ha un volto familiare. Mi pare di averlo già visto qualche volta.”
“Non si lasci troppo impressionare dalla morte, in fondo è una cosa molto comune sa. Stia tranquillo non abbiamo leso la dignità di nessuno qui, oggi.”
“No, non è questo; è che sono convinto di averlo già visto ma non ricordo chi fosse. Questo tarlo mi tormenterà per giorni e…”
“Era il signore Silon. Il bidello. Era in pensione da qualche anno ormai, ma non aveva nessuno a cui tornare così è rimasto qui. Sbrigava lavoretti per me e per altri docenti.”
“E che mi dice del dito mozzato?” Intervenne Azzurra ponendosi di fianco all’amico.
“parla dell’anulare sinistro? Non so come lo perse ma posso assicurarle che non è stata quella la causa della morte!” E così dicendo scoppiò in una grassa risata.
Luca prese per mano la ragazza e la trascinò via mentre questa ancora tentava di ribattere senza però trovare le parole.
“Quell’uomo è un vecchio arrogante pieno di boria! Nemmeno esercita più. Ma chi si crede di essere?” Sbottò una volta fuori dell’aula.
“E’ il tuo professore di anatomia. Il tuo futuro dipende da quell’uomo. Datti pace Azzy! Andiamo a mangiare qualcosa. Alle quattro dobbiamo essere da Irene e io sto morendo di fame!”
Il cielo si fece plumbeo, il vento cessò all’improvviso di soffiare e alcune grandi gocce cominciarono a cadere sull’asfalto asciutto. I due si infilarono nella caffetteria di Suzie e ordinarono pollo con patate. Fuori intanto prese a piovere a catinelle. Aldilà del vetro, sotto un cappello nero floscio e un impermeabile dello stesso colore, qualcuno osservava l’interno. Immobile sotto la pioggia, un’ombra scura appena distinguibile dietro il vetro rigato di pioggia. Luca alzò gli occhi dal piatto e si accorse di essere osservato, balzò in piedi facendo tintinnare i bicchieri e i piatti sul tavolo, corse fuori stringendo ancora il tovagliolo nella mano destra. Quando raggiunse l’esterno, però, non vide nulla sulla strada. schizzi di pioggia spinti dal vento gli bagnarono il viso. Rimase ancora qualche minuto sulla porta, ansimando per l’improvviso sobbalzo del cuore in gola, in attesa e in silenzio ma chiunque fosse ora era sparito. Azzurra lo raggiunse sulla porta, rabbrividendo per il freddo appena gli fu accanto “Che succede? Che hai visto?”
Luca si voltò verso l’amica e con un sibilo le rispose: “l’Uomo Nero!”