domenica 2 gennaio 2011

quarto capitolo

La piccola barca a remi sbatacchiava con la chiglia sul molo di marmo bianco. Uno dei remi si muoveva pigramente sull’acqua, disegnando larghi semicerchi, l’altro era scomparso. Fu così che venne fotografata e riportata sulla pagina delle notizie di Sestri sul giornale locale.

Una barca a remi è stata ritrovata questa mattina dalle autorità marittime. Mistero sulla scomparsa dell’occupante. Minuscole tracce di sangue sono state rilevate sul fondo della piccola imbarcazione.

Azzurra entrò nel locale di Irene come il vento, brandendo una copia del giornale e gridando: “Lo avete letto?” Le ragazze alzarono gli occhi dalla loro copia e la fissarono con gli occhi sgranati. Entrambe annuirono con fare grave e, d’un tratto, gli occhi di tutte e tre si riempirono di lacrime.
“Ma dove sono Luca e Peter?” Domandò Irene esasperata.
“Allora è tutto vero!” Singhiozzò Azzurra volgendo uno sguardo disperato alle amiche. “Allora quella stramaledetta isola esiste davvero!”
“Cerchiamo di stare calme.” Disse Giulia cercando di nascondere il tremolio nella voce. “Aspettiamo che arrivino i ragazzi. Non tarderanno. Irene, perché non prepari tre dei tuoi fantastici cappuccini al cacao? Ci mettiamo qui buone e aspettiamo.”
Le due ragazze si sedettero mentre Irene preparava i cappuccini.

Peter e Luca correvano, mentre le gocce di pioggia rimaste intrappolate tra i rami, cadevano sulle loro teste. La ghiaia che ricopriva i sentieri del parco, crepitava rumorosa sotto i loro passi.
Il tempo stava mutando velocemente. Le nuvole sottili che stazionavano ad est si fecero più scure e gonfie, e presero ad avanzare come un esercito armato di tuoni e fulmini e acque raccolte chissà dove.
“dobbiamo andarci piano con le ragazze!” Borbottò Peter muovendo appena la testa in direzione dell’amico.
“che intendi?” Chiese l’altro.
“Non vorrai mica fare irruzione nel locale ed investirle con la tua versione dell’uomo nero!”
“Non è una favola, Peter! Devono sapere cos’è successo! E poi non sono così sensibili come pensi. Non si lasciano spaventare tanto facilmente!”

Giulia urlò per prima, dopo venne Azzurra ed infine Irene. Tutt’e tre si portarono una mano alla bocca, spalancando gli occhi!
“Era vestito di nero? E chi era?” Fece Azzurra con voce tremante.
“Non lo sappiamo ragazze, ma state calme!” Rispose Luca incrociando lo sguardo di Peter che per tutta risposta alzò entrambe le sopracciglia come per dire però! Coraggiose! Luca scosse la testa e tornò ad occuparsi delle tre ragazze.
“Non preoccupatevi, magari era proprio Tiziano, magari è là fuori che se la ride come un pazzo mentre noi…”
“Allora non l’hai letto?” Irene fece il giro del bancone.
“Letto cosa?” Ribatté Luca.
Lei si diresse nella sua direzione, raccogliendo il giornale dal tavolino a cui stavano sedute prima che loro entrassero brandendo la notizia come un’arma. Si fermò di fronte a lui e glielo porse. “Non credo che sia Tiziano ad aver lasciato la busta.”
Luca prese il giornale e lo aprì, stendendolo su un altro tavolino.
“Una barca?” Mormorò “non è permesso usare barche… Ma che” S’interruppe stropicciandosi gli occhi.
“Che succede?” Chiese Peter.
“Sta succedendo di nuovo”
“Cosa?”
“C’è scritto qualcosa qui sopra”
“beh, è normale che sia scritto è un quotidiano, sarebbe alquanto bizzarro se fosse in bianco!”
“Che spirito! C’è scritto qualcos’altro! Ed è stato scritto a mano.”
“Allora leggi! Che aspetti!”

Usate una barca più grande e pitturatela di nero, ricordate di portare il libro con voi

“Ricordate di portare il libro con V-o-i!” Luca alzò gli occhi dal giornale e li posò su quelli dei suoi compagni.
“Non è stata scritta dalla stessa mano. Dice di usare una barca più grande e di pitturarla di nero” spiegò.
“Come puoi esserne sicuro?” Domandò Azzurra in evidente apprensione.
“Come posso leggere parole che voi nemmeno vedete? Non so darvi una spiegazione. Lo so e basta! Dice di usare una barca grossa pitturata di nero”
“E di portare il libro… Quello di tua nonna?” aggiunse Irene.
“Credo di si. A questo punto non so più cosa pensare!”
“dobbiamo capire cosa voleva dirci la cartolina.” Sentenziò Peter.
“Si, ma cosa vorrà mai dire. Un solo cosa?” Si chiese Giulia.
“Beh, c’è lo schizzo di un’isola, forse si riferisce a quella.” Propose Azzurra
“Dice: non UNO solo. Maschile.” Ribatté Giulia.
Mentre discutevano su quel che la cartolina potesse significare, qualcuno entrò nel locale e disse: “Irene, ti ho riportato il libro!” La ragazza gli fece un cenno di assenso col capo poi aggiunse: “poggialo pure lì” indicando un alto tavolino accanto all’ingresso. “Ok.” Fece il ragazzo e dopo aver lasciato il libro se ne andò.
“Non riesco proprio a capire cosa significhi. Che diavolo!Ci troviamo in gioco di ruolo o cosa?”
“Non lo so, davvero.”
“Incredibile”
D’un tratto Irene guardò il libro sul tavolino ed ebbe un’illuminazione: “il libro!”
Gli altri si voltarono a guardarla come se si fosse messa a cantare l’Aida.
“Il libro.” Ripeté.
“Si, te lo ha riportato il tuo amico.”
“Si tratta di un libro! Ecco cosa! La cartolina intendeva che c’è un altro libro che tratta dell’isola. L’ISOLA DELL’IMBALSAMATORE DI CANI, non è il solo!”
Luca le si avvicinò con gli occhi spalancati per lo stupore e le schioccò un bacio sulla fronte. “Sei un genio Ire!”
“Si, grande!” Aggiunse Azzurra
I ragazzi si sentirono pervadere da una nuova energia, fu come se all’improvviso qualcuno avesse liberato i loro pensieri, d’un tratto si sentirono liberi di formulare altre ipotesi. Finché Peter non disse: “Dove lo troviamo?”
“Cosa?”
“il libro, amico. Il libro di cui si parla! Dove lo cerchiamo?”
I pensieri s’imbrigliarono di nuovo e tutti sentirono file di porte immaginarie chiudersi nelle loro menti.
“In biblioteca!” fece Luca.
Le ragazze si guardarono e lo guardarono in un modo che Peter non riuscì subito a comprendere.
“la biblioteca è chiusa da anni. Da quando hanno digitalizzato i libri è stato tutto abbandonato. Hanno regalato molti libri alla popolazione che ne faceva richiesta e poi hanno trascurato tutto. Sarà demolita la prossima primavera! E’ un posto pericoloso, non sappiamo nemmeno se è agibile!” Disse Azzurra.
“Quindi non sappiamo nemmeno se il libro che stiamo cercando è ancora lì” Propose Irene
“Qualcosa mi dice che c’è” Ribatté Peter alzando appena lo sguardo dal quotidiano che stava sfogliando.
“E di chi dovremmo fidarci dell’uomo incappucciato? Io direi di lasciar perdere!” Fece ancora Azzurra stringendosi nelle spalle.
“Oh, davvero? E cosa dovremmo fare? Lasciare Tiziano nel guaio in cui si è messo?” Ribatté Giulia a sorpresa e ancora: “ho fatto una ricerca quando ero al liceo. Devo ancora avere qualcosa in fondo all’armadio. Ci servono torce, corde, caschetti da bici e un abbigliamento adeguato.”
“che tipo di ricerca?” Peter
“Su alcune persone che organizzavano spedizioni in edifici o paesi abbandonati. Doveva essere un’esperienza emozionante. Potevano vedere le cose così come qualcun’altro le aveva viste molti anni prima. Da quanto tempo è in disuso la biblioteca?”
“Credo almeno vent’anni!” rispose Azzurra.
“Bene, vedremo un piccolo pezzo di mondo così com’era vent’anni fa!”
“probabilmente visiteremo anche la cella della questura. Anche quella deve avere circa vent’anni!” Ribatté Irene.
“Già, e i libri dopo vent’anni saranno marci o digeriti ed evacuati dai topi!” Rincarò Azzurra.
“Ragazzi!” li richiamò Luca alzando il tono della voce “qualcosa deve essere fatta e, dato che Tiziano è amico di tutti noi – penso di poter includere anche Peter senza problemi- faremo quanto ci è possibile per aiutarlo. Chi non se la sente può rinunciare. Ma deve farlo adesso!”
Le ragazze si guardarono e guardarono Luca. Peter se ne stava in disparte a ispezionare il giornale alla ricerca di altri indizi.
“Io ci sto, ovviamente!” Giulia
“E va bene, ci sto anch’io.” Azzurra
“E sia! Ci sto.” Irene
“Allora patto fatto. Peter, tu naturalmente sei dei nostri.”
“E cosa fareste senza di me? Certo che ci sto!”

A mezzogiorno decisero che l’incursione, se così poteva chiamarsi, avrebbe avuto luogo quella sera stessa. Non sapevano cosa aspettarsi da quel posto dimenticato, però era seriamente intenzionati a trovare l’altro libro, nonostante sapessero perfettamente che non sarebbe stato facile.
Azzurra uscì per prima dal locale, stringendosi la sciarpa gialla intorno al collo ed aprendo l’ombrello. Il vento le scompigliò i capelli e le arrossò le guance. Gli altri uscirono subito dopo. A parte Irene, che sarebbe rimasta al locale fino al tardo pomeriggio.
La pioggia divenne più fitta e il vento ne correggeva la traiettoria trasformandone le gocce in sottili lame ghiacciate.

Il problema era che: non solo la biblioteca era chiusa da molto tempo ma anche che il luogo in cui si trovava non era considerato molto sicuro. Si trovava molto vicino a quella parte di città non ricostruita dopo la catastrofe. Quando il mare si alzò, coprendo gran parte della vecchia Sestri ponente, l’acqua in altezza arrivò fino alla chiesa della Costa. Ritirandosi un poco solo per far riemergere alcuni quartieri che si trovavano sulle alture. Questo accadde ovunque. Alcuni quartieri, come S. Alberto e borzoli, furono rasi al suolo e ricostruiti. Tutta la zona della Costa rimase così come il mare, ritirandosi, l’aveva lasciata. Alcuni palazzi cedettero subito alla forza dell’acqua o rovinarono in seguito, divorati dall’umidità. Altri crollarono solo in parte. I soli palazzi ancora in piedi nel 2098 erano quelli di via Paolo Toscanelli: palazzoni grigi, costruiti negli anni settanta del secolo precedente, in cemento armato. Il perimetro fu delimitato da alte transenne praticamente invalicabili, tutt’intorno gli sbarramenti furono piantati alberi alti e la vegetazione fu lasciata libera di crescervi sopra. Le reti metalliche erano ormai quasi invisibili, aldilà di esse qualcosa si muoveva ma a nessuno importava sapere di cosa si trattasse.

Alle nove di sera il cielo era livido ma aveva smesso di piovere. Il sentiero che conduceva alla biblioteca era più che altro un varco rimasto aperto tra la vegetazione selvaggia. Le luci prodotte dalle torce, saettavano nell’oscurità, squarciandone la coltre gelida e brumosa. I passi dei ragazzi si fecero più lenti man mano che salivano. Solo dopo parecchi minuti scorsero una sagoma scura e imponente che si stagliava contro il cielo notturno. Un brivido corse giù per le schiene di ognuno, quello era il luogo in cui avrebbero dovuto intrufolarsi per cercare un libro che nemmeno erano sicuri esistesse. Quel posto dimenticato era,al momento, la loro unica speranza di ritrovare Tiziano. Se ci fosse stato un libro da trovare lo avrebbero trovato, lo avevano promesso poggiando le mani le une sulle altre. Lo avrebbero trovato ad ogni costo.
Ogni ragazzo portava con se uno zainetto da trekking con un litro d’acqua, una torcia di riserva, una fune di nylon da arrampicata e moschettoni. Irene portò un kit di pronto soccorso e Azzurra portò con se la sua fotocamera. Tutti indossavano indumenti comodi, caschetto protettivo e giacche pesanti. Non sapevano cosa aspettarsi da quel posto, certo non si aspettavano un posto accogliente.
La costruzione era di forma rettangolare. Le imposte erano verdi, anche se l’umidità le aveva imbrunite non poco. L’edificio era alto tre piani, il tetto spiovente a due acque sembrava pericolante; alcune tegole si erano staccate finendo ai piedi ammuffiti della costruzione. Non sembrava un luogo sicuro in cui intrufolarsi. Ma i ragazzi non avevano scelta.
“Peter!” Chiamò Luca sottovoce, non riuscendo a individuarne il volto al buio.
“Sono qui.” Il fascio di luce della torcia raggiunse il volto di Luca che subito lo ammonì :”cerca di non urlare!”
“non c’è nessuno qui a parte noi.” Ribatté il ragazzo.
“Tu questa zona non la conosci. Potrebbero esserci dei criminali pronti a tutto nei dintorni… Quest’area non è protetta.”
“Grazie per l’incoraggiamento!” Bisbigliò Azzurra. Irene le passò un braccio intorno alle spalle e la rassicurò: “andrà tutto bene. Non c’è nessuno qui. Luca è solo un po’ paranoico!”
“Certo Azzy! Luca è paranoico! Comunque evitate di urlare!” Sbottò Luca.
Peter lo incoraggiò a proseguire verso l’edificio.
“Dobbiamo trovare un passaggio. Quelle finestre mi paiono malandate.” Disse puntandovi contro la sua torcia. Le finestre del primo piano erano a circa un metro e mezzo da terra, quindi di facile accesso. Peter e Luca si avvicinarono alla più vicina e aprirono le imposte. Dietro le imposte il muschio bagnato, sopra i mattoni scuri, luccicò sotto la luce artificiale delle torce.
“E questo cos’è” fece Luca picchiandoci sopra un pugno.
“Le hanno murate!” Rispose Peter.
“Maledizione! E adesso che facciamo?” Esplose Giulia da dietro le amiche.
Tutti si voltarono a guardarla sorpresi, nessuno l’aveva mai sentita imprecare.
“Sta’ tranquilla, troveremo un altro passaggio.” La rassicurò Peter e poi aggiunse: “venite con me. Credo di sapere dove potrebbe trovarsi un'altra entrata.”
I ragazzi lo seguirono. Il perimetro intorno alla biblioteca era coperto di ghiaia che scricchiolava sotto i loro piedi, inducendo Luca a voltarsi intorno alla ricerca di sconosciuti assassini. Ma la zona era completamente deserta a parte loro ed un topo lungo almeno trenta centimetri che Peter stava seguendo.
“Ah! Ti ho beccato! Esclamò all’improvviso facendo trasalire gli amici.
“Chi hai beccato?” Domandò Luca in preda all’ansia.
“Guarda un po’ lì.” Rispose il ragazzo puntando la sua torcia verso il fondo della costruzione. Nel punto più basso un topo si era fermato, la luce della torcia lo immortalò mentre, alzatosi sulle zampe posteriori, cercava di catturare qualcosa sopra di lui. L’animale rimase immobile qualche istante, forse accecato dalla luce improvvisa. Il piccolo naso si muoveva febbrilmente alla ricerca di odori familiari. Non doveva essere avvezzo all’odore umano perché un istante dopo si rimise a quattro zampe e sgattaiolò all’interno seguito dalla sua lunga coda grigia.
“Che schifo! Era un topo quello?” Chiese Azzurra scossa dai brividi.
“Eh già, un bel topone da biblioteca! Seguitemi.” Ribatté Peter trionfante.
“io non ho nessuna intenzione di dare la caccia ad uno stupido topo.” Ribatté Giulia incrociando le braccia sul petto.
“Non dobbiamo mica dargli la caccia. Dobbiamo solo seguirlo.” E così dicendo s’incammino verso il punto in cui il roditore era scomparso.
Arrivati al punto incriminato si accorsero di una piccola finestrella rettangolare ad un solo battente che si apriva verso il basso. Peter punto la tua torcia nella’apertura e si chinò per guardare meglio. “Credo si apra sullo scantinato della biblioteca” con un leggero sforzo aprì la finestra verso l’interno e infilò la testa nell’apertura, “ci sono scansie vuote e qualche scatola di cartone sul pavimento. Oltre a polvere e ragnatele, ovviamente.”
“E ora che ci hai fatto una descrizione dettagliate dell’antro che dovremmo fare?” Domandò Irene.
“Entrare!” Rispose semplicemente Peter tirandosi su e guardando gli amici con un largo sorriso.
“Quell’apertura è troppo piccola. Non riusciremo mai a passarci…” fece Azzurra scossa.
“Soffri di claustrofobia?” le chiese Peter poggiandole una mano sulla spalla.
“Diciamo che gli spazi angusti non mi piacciono.”
“Nessun problema aspetterai qui fuori. D’altronde è bene che qualcuno sia in grado di chiamare aiuto se le cose dovessero mettersi male.” Luca osservò l’amico ed aprì la bocca per dire qualcosa ma poi ci ripensò e la richiuse, al suo posto intervenne Irene: “cosa dovrebbe mettersi male per l’esattezza?”
“Questa biblioteca ha più di duecento anni. I solai potrebbero essere marci. Potremmo ritrovarci intrappolati all’interno per via di un crollo o di chissà cos’altro. Perché credi che ci siano delle corde nei nostri zaini?” Intervenne Giulia.
“Be’ ragazzi, questa cosa non mi piace affatto. Vale davvero la pena rischiare tanto per quello che magari è solo uno scherzo di Tiziano?” Riprese Azzurra spingendo le mani in fondo alle tasche del giaccone.
“Mia nonna ha scritto un libro strano, su cui appaiono strane scritte. La sua amica è scomparsa e Tiziano anche. Credo che ci siano buoni motivi per credere che non si tratti solo di uno scherzo.” Luca assunse un’aria serissima, Azzurra si rese conto che, a quel punto, non poteva far altro che appoggiare gli amici.
Il tramestio dei passi sulla ghiaia si fece più intenso man mano che i ragazzi si raggruppavano, uno dietro l’altro, poggiando a terra gli zaini e i giacconi. Il fascio di luce della torcia di Peter illuminò la scomoda entrata. Il telaio, che un tempo doveva essere di ferro smaltato, era completamente arrugginito, il vetro era sudicio ed opaco. Per fortuna i cardini erano ancora mobili e Luca poté aprire completamente la finestrella, tenendola su con la mano destra, affinché gli altri potessero passarvi attraverso. I bordi dell’apertura non erano regolari. Grumi di cemento misto a sassolini e pezzi di mattone rosso sporgevano soprattutto agli angoli e sulla parte superiore dell’apertura. Luca passò un dito sulle irregolarità, “qualcuno è stato qui prima di noi” disse all’improvviso. Gli altri si voltarono a guardarlo come se avesse appena dichiarato di aver visto un fantasma. “nessuno di voi ha fatto caso alle altre finestre?” chiese guardando gli amici.
“certo che le abbiamo viste!” Rispose Giulia
“sono tutte murate” aggiunse Azzurra.
“E questa?” chiese Luca
“Questa non lo è… Aspetta un attimo. Vuoi dire che era murata e qualcuno l’ha riaperta?” Giulia gettò un’occhiata all’apertura accorgendosi solo in quell’istante dei grumi di cemento ai bordi. Fissò Luca negli occhi e domandò: “credi che ci sia qualcuno là dentro in questo momento?”
“no. Credo che nessuno ci venga da tempo. Hai visto il cumulo di foglie secche assiepate lungo la finestra? Quando Peter l’ha aperta le foglie sono volate all’interno, non ne è rimasta nessuna qui sopra. E poi ci sono le piccole ragnatele agli angoli, Secondo me qui nessuno mette piede da settimane.”
“Hey ragazzi, comincio a spaventarmi sul serio. Un conto è dover fare i conti con topi e ragnatele. Magari anche con solai marci. Ma la possibilità di trovarsi con uno psicopatico armato di accetta dietro ad uno scaffale impolverato mi sembra troppo!” Giulia stava stringendosi nelle spalle mentre pronunciava quelle parole, rabbrividendo come se potesse realmente vedere quel che diceva.
“ragazze, mi rendo conto che la cosa può apparire pericolosa e magari lo è. Io non conosco Tiziano personalmente, non l’ho mai incontrato ma voi siete i suoi amici. Davvero ve ne tornereste a casa senza nemmeno tentare di capire cosa gli è accaduto?” Disse Peter puntando la torcia sui volti arrossati dal freddo degli altri.
“Peter ha ragione!” esclamò Irene a sorpresa “dobbiamo capire cos’è successo. Anche se questo richiede l’ingresso in un edificio fatiscente abitato da topi e sconosciuti. E poi, ragazzi, siamo in cinque. Cosa possono farci?”
“Si ma io devo stare qui, da sola…” si affrettò a dire Azzurra ormai in preda ai brividi.
“Rimarrò io con te.” Disse Luca cingendole le spalle “nessun altro verrà qui stasera, ma se così fosse ci sarò io qui a proteggerti.”
Azzurra fece un sorriso incerto all’amico che la strinse ancor di più.
Era tempo di entrare. Il vento aveva preso a soffiare più forte. Il freddo si era fatto tagliente e turbini di foglie giallognole e accartocciate si levarono vicino ai cipressi che circondavano la costruzione.
“Sapete un tempo i cipressi si trovavano nei cimiteri…” Disse Giulia.
“Quindi potremmo trovarci sopra un vecchio cimitero?” Chiese Azzurra.
“ Giulia chiudi la bocca! Non ci sono cimiteri in questa zona, Azzy, non ci sono mai stati!” fece Irene avvicinandosi a Peter che stava già infilando i piedi nell’apertura, pronto a calarsi nel buio.

1 commento:

Ila S. ha detto...

hei! Questo capitolo è stato davvero entusiasmante. I personaggi mi piacciono, sono simpatici e se anche si ritrovano in un contesto misterioso, fanno del loro meglio per non lasciarsi prendere dal panico. Bello vai avanti!!
Ila