venerdì 17 dicembre 2010

secondo capitolo

PRIMO MISTERO

Luca si voltò verso la ragazza con un ghigno beffardo. “Smettetela di fare gli stupidi adesso comincio.” Ma gli sguardi dei presenti non smisero d’interrogarlo. “Non è proprio il momento, Luca. Gira quelle pagine e comincia a leggere questo dannato libro!” La voce di Irene si era fatta acuta e impaziente, Luca proprio non capiva, non gli sembrava uno scherzo, no. Ma allora che diavolo stava succedendo?
“Davvero non lo vedete?” Domandò allora sentendosi il centro assoluto dell’universo.
I ragazzi si guardarono ancora l’un l’altro immaginando uno scherzo.
“vedete Cosa? Cosa c’è da vedere? Io riesco a vedere solo la pagina gialla di un vecchio libro che puzza di muffa. Di che diavolo parli Luca?” Sbottò Azzurra.
“Io posso vedere parole stampate che voi non vedete o, magari, non percepite.” Salmodiò Luca.
“Non percepiamo?Oh, mio Dio. Chiamiamo subito la society for psychical research. Oops, sono tutti morti almeno da cinquant’anni. Ma tu, Luca, visti i tuoi poteri non dovresti aver problemi a contattarli” ironizzò Giulia disponendo le mani aperte sul tavolo ad imitare la classica postura delle sedute spiritiche.
“Che spiritosa. Ma sta di fatto che non le percepite. Se io le vedo e voi no.”
“Smettetela di punzecchiarvi.” protestò Irene con piglio deciso “leggi quel che c’è scritto e facciamola finita!”
“Giusto” Rincalzò Peter sorridendo “questo è lo spirito che occorre. Vediamo che c’è scritto, le valutazioni le facciamo dopo.”
Luca guardò l’amico incredulo, non conosceva nessuno dei presenti a parte lui, non aveva mai partecipato alle loro serate eppure pareva essere l’unico vero adepto al club di lettura così come lui lo aveva pensato.
“va bene, va bene. Se siete pronti io comincio”
“siamo pronti da un pezzo”
“Calmati Giulia, sei paonazza.”
“Forse è perché mi stai irritando e comincio ad averne abbastanza dei tuoi modi da principino. Solo perché riesci a percepire quello che c’è scritto, non significa che tu sia un illuminato”
“Riuscite a smetterla di battibeccare? Vorrei sapere che cosa diavolo c’è scritto!”
Esplose Irene afferrando i polsi dei due ragazzi che le sedevano di fianco.
Finalmente Luca cominciò la lettura:

quel che ho da dirti ha dell’incredibile. Non credo di aver nemmeno mai pensato di poterlo raccontare a qualcuno. Ma ormai, per me non ha più importanza. Ricordati solo che, qualsiasi cosa accada, io sono stata lì prima di te, e ne sono uscita. Bene, è da qui che comincia la storia, e per storia intendo la tua e dei tuoi amici.

Luca alzò lo sguardo sugli altri i quali lo guardavano perplessi. L’unico punto luce arrivava dalla fiamma giallognola della grossa candela al centro del tavolo, sulle loro teste il rumoreggiare della pioggia battente sul lucernaio conferiva alla serata un che di sinistro. Irene chiese se fosse davvero sicuro di quanto letto oppure se non stesse giocando a fare il medium dilettante. Luca le chiese di dare un’occhiata al suo braccio. La pelle era talmente spessa da precipitarle il cuore nel petto ansante. Il bagliore di un fulmine infestò il locale, illuminandolo a giorno per un secondo. Qualcosa o qualcuno, se ne stava appoggiato alle scansie. Ma nessuno vide nulla se non i volti terrorizzati dei compagni, immortalati dal flash del baleno.
“va avanti” gli disse lei sottovoce “va avanti.”

Innanzitutto c’ è bisogno di una barca bella grossa. Niente motore, solo i remi. Il rumore potrebbe attirare l’attenzione. Deve essere una serata piovosa. E’ molto importante che

Luca smise di leggere.
“e adesso che c’è?” Chiese Giulia.
Luca scosse il capo. Poi li fissò negli occhi e disse: “non riesco a leggere. Le parole sbiadiscono sotto i miei occhi.”
“Che diavolo vuol dire sbiadiscono?” Sbottò Giulia sempre più inquieta.
“In italiano? Scoloriscono, schiariscono, stingono…” fece Luca strabuzzando gli occhi.
“Ok. Abbiamo capito” lo interruppe Peter “prima di cominciare a leggere, le lettere erano ben visibili?”
“Si” rispose Luca
“allora deve esserci qualcosa che impedisce la lettura del testo.”
“Cosa?”
“non lo so. Ma presumo che si possa scoprire. Tua nonna ti ha lasciato questo messaggio. Per lei dev’essere stato di grande importanza. Solo tu puoi vedere quanto c’è scritto. Se in questo momento non riesci a leggere ci sarà pure un motivo. Tutto sta a capire qual è questo motivo. Punto. E’ inutile star qui a battagliare. Facciamo delle prove. E vediamo che succede. Dal poco che ho capito sono delle istruzioni. Ma per cosa?”
“non ne ho la più pallida idea. Ma presumo si tratti dell’isola.”
“Bene. Forse sono le istruzioni per raggiungerla”
Un altro lampo conquistò il locale, le scansie erano sgombre, la figura intrappolata dal bagliore precedente era scomparsa.Il tuono rumoreggiò potente sulle loro teste.
“Ecco fatto!” Esclamò Irene sorridendo “ora sembra proprio un film dell’orrore in piena regola. Prova a leggere il primo capitolo, quello visibile ai mortali. Scommetto che comincia con era una notte buia e tempestosa…”
Qualcuno rise. Giulia disse che le erano venuti i brividi. Peter che si trattava solo di suggestione. Qualcuno stava giocando con loro. Probabilmente il loro amico scomparso. Luca sostenne che non poteva certo provocare fenomeni come quelli appena occorsi al libro. Già, il libro.
“Torniamo a parlare del libro”. Aggiunse Luca “secondo Peter contiene istruzioni per raggiungere l’isola. Ma di quale isola stiamo parlando?”
“dell’isola che c’è nel libro” rispose Azzurra poggiando un mano sul tomo.
“Appunto. L’isola che c’è nel libro. E’ nel libro non nella realtà!”

“Ma tua nonna ha scritto che si può raggiungere e magari Tiziano l’ha trovata!”
“Si, come no?” Ribatté Irene sardonica.
“Perché no?” S’incapponì Azzurra.
“Hai mai visto un’isola qui intorno? NO! Perché non esiste, ecco perché!”
“Potrebbe non essere più visibile” propose Peter “potrebbe essere sommersa!”
“Potrebbe essere su Marte!” ironizzò ancora Irene.
“Ragazzi, con questo atteggiamento non arriviamo a nulla” mediò Luca guardandoli negli occhi a turno “io dico di continuare a leggere. Magari salta fuori qualcos’altro.”
“Magari” si augurò Giulia annuendo.
Un altro baleno al neon fece irruzione nell’ambiente, saturo di quesiti e di incertezze. A Luca parve di aver visto qualcosa sulle pagine del libro. Sembravano…Macchie. Macchie scure i diversa grandezza. La voce di Irene appena smorzata da un tuono esortò Luca alla lettura. Le macchie svanirono dalla carta e dai suoi pensieri.
Riprese a girare le pagine, facendo attenzione a non farsi sfuggire eventuali altri messaggi invisibili. Nulla.
Il primo capitolo, enumerato con l’uno romano, cominciava così:

Stella non è mai stata puntuale. Anche quando andavamo al liceo, ed io passavo a prenderla sotto casa, mi faceva sempre aspettare almeno un quarto d’ora. Per questo quando non si presentò al nostro appuntamento non ci feci subito molto caso. Il problema nacque quando, dopo più di un’ora, ancora non si faceva viva. Provai a telefonarle. Niente. Pensai che si fosse dimenticata del nostro appuntamento. Le mandai un messaggio e aspettai invano che mi rispondesse.
Il giorno dopo seppi, dalla madre, che non era rientrata. Andammo insieme a fare la denuncia in questura. Fu un agente in divisa, con i capelli biondi e le mani curate a riceverci. Volle sapere chi fossi, la madre di Stella disse che ero come un’altra figlia. Lui si fece cupo in viso e guardandolo negli occhi color nocciola, capii che non aveva nulla di buono da dirci. Avevano trovato la sua borsa, su una panchina della stazione di Sestri ponente. Di lei non c’era traccia. Pensarono che avesse potuto prendere il treno, ignorando il coprifuoco, ma non c’erano treni dopo le 21 e la sua borsa era stata ritrovata alle 6 del mattino, dallo stesso inserviente che la sera prima aveva spazzato i binari e vuotato i cestini. L’uomo, certo Malvasi Enrico, non aveva trovato alcuna borsa, né prima, né dopo.
Quello che il poliziotto stava cercando di lasciarci intendere era che non avevano molte speranze da regalarci. Una ragazza sparita di notte, in un posto come quello, durante il coprifuoco, non poteva aver certo fatto una bella fine. La madre di Stella cominciò ad elucubrare strane ipotesi campate per l’aria, disse che, magari, la figlia era fuggita con qualcuno. Arrivò a raccontarci e, immagino, a raccontarsi di un tale che le faceva la corte. Fare la corte, un termine che non si usava più da così tanto tempo da bastare a sé stesso a risultare incredibile. L’agente disse che non si sarebbe scartata alcuna ipotesi, ci chiese di tornare a casa e di aspettare una sua telefonata. Avrebbe ritenuto un obbligo quanto in suo potere per ritrovare la ragazza. Ragazza non lo era poi tanto, come me del resto. Quando sparì aveva quasi quarant’anni. D’accordo la iper-retro-genesi ma il termine ragazza pareva poco azzeccato. Erano le 18 di un giorno cupo e freddo. Nel giro di un’ora sarebbe cominciato il coprifuoco. Dovevamo tornare a casa e così facemmo. Ripromettendoci di chiamare alla prima notizia utile.

Luca guardò gli altri ragazzi con aria corrucciata. “Coprifuoco?” Chiese e si chiese
“quale coprifuoco?”
“Iper-retro-genesi?” Aggiunse Azzurra.
“Ho letto qualcosa a riguardo, l’iper-retro-genesi era una tecnica di ringiovanimento cellulare o regressione, non mi ricordo…va be’ comunque una tecnica pioneristica messa a punto nei primi anni del secolo, che aprì la strada alla ricerca che portò all’attuale re-genesi cellulare. Cellule nuove, vita nuova”
“Si, per i miliardari!”
“be’ se vincessi un miliardo di eurolire alla lotteria…”
“Volete smetterla! Chi se ne frega della lotteria e delle cellule rigenerate. Di cosa parla mia nonna, quale coprifuoco?”
“Potrebbe essere solo un’invenzione. Ricordati che è di un libro che stiamo parlando” Peter rivolse le ultime sillabe anche agli altri “potrebbe essere solo…”
“Scopriamolo subito!” Proruppe Giulia balzando in piedi “siamo in una sorta di biblioteca, una volta ho letto qualcosa sulla storia di Sestri prima dell’onda. Aspettate” leggera si mosse tra gli scaffali, le mani lunghe ed ossute che scivolavano tra i dorsi consunti dei libri “eccolo” urlò sfilandone uno e tornando verso gli amici.
Sul dorso color vinaccia si leggeva a malapena il titolo STORIA DI SESTRI NELLA PRIMA META’ DEL SECOLO SCORSO.
Giulia prese a sfogliare le pagine alla ricerca di quanto già letto.
“Vai all’indice. Facciamo prima!” La incitò Azzurra.
“Si, hai ragione.” Prese a scorgere l’indice, seguendo ogni voce con il dito. All’improvviso si fermò “eccolo!” quasi urlò tirando su la testolina bionda e puntando gli occhi azzurri su Luca “la riforma giudiziaria tra gli anni venti e trenta. Il coprifuoco. La questione interprovinciale. Pagine 124-158” la carta frusciava tra le dita nervose della ragazza, in quel momento era l’unico rumore che contrastasse quello della pioggia.
“ok trovato. Leggo: data la crescita esponenziale della delinquenza in ambito minorile, si decise un coprifuoco che tenesse a casa i cittadini dalle 18 alle 8.(…) Gli orari lavorativi vennero adeguati alla nuova regola. Chiunque venisse sorpreso a girovagare fuori dell’orario stabilito era passibile di sanzioni o addirittura di incarcerazione.(…) I crimini a sfondo sessuale diminuirono drasticamente, crebbero invece i furti nelle case e gli omicidi.(…) I cittadini insorsero la sera del 24 maggio 2039. Il decreto venne abolito il 30 maggio dello stesso anno, risultando essere la legge di minor vita nella storia legislativa genovese.
“Ecco perché non ne sapevamo nulla. E’ durato talmente poco che non ne è rimasta traccia.”
“Bene, ora sappiamo che cinquant’anni fa esisteva un coprifuoco. Ma questo a che ci serve?” Chiese Irene “dobbiamo trovare il modo di leggere le istruzioni lasciate dalla nonna di Luca. Dobbiamo capire dove diavolo è l’isola”
“sempre che esista” aggiunse Peter
“già, sempre che esista, e dobbiamo trovare Tiziano. Sempre che davvero si debba ritrovarlo” fece rivolgendosi a Peter come a prevedere un nuovo suo intervento.
“Be’ magari non ci serve per trovare l’isola. Ma il fatto di aver trovato traccia del coprifuoco ci dice che quella Stella, l’amica di mia nonna”
“presunta amica” puntualizzò ancora Irene
“d’accordo presunta amica, di mia nonna, questa lettura ci dice che quella donna è sparita davvero e che fine ha fatto nessuno lo sa. Ora quel che mi preme sapere e che mi spaventa allo stesso tempo è sapere che fine ha fatto Tiziano.”
“Pensi che le due cose siano collegate?” Domandò Peter fissando la fiamma della candela anziché l’amico.
“Perché no? In fondo tutto avrebbe un senso in qualche modo: il libro di mia nonna che appare magicamente. I suoi messaggi visibili solo a me, il libro di storia che parla del coprifuoco, la sparizione del nostro amico che, guarda caso, avviene proprio in concomitanza con il recapito del libro che tratta di quest’isola misteriosa”
“Non vorrei deluderti o affossare le tue teorie avventurose ma ti ricordo che il nostro amichetto Tiziano ama fare scherzi di questo tipo” lo redarguì Irene
“è vero, ma questa volta sento che non si tratta di uno scherzo!” Un fulmine al neon si abbatté sulle loro teste subito seguito dal fragore del tuono, i ragazzi trasalirono.
“Credo che fu in una notte come questa che Mary Shelley diede vita al mostro di Frankenstein!” Cercò di sdrammatizzare Giulia.
Nessuno rise.
La notte aveva ormai preso il sopravvento. Erano circa le due quando Luca sbadigliando, confessò di non poterne più. Aveva bisogno di dormire, e anche gli altri.
“Domani, cercheremo di capire cos’è successo a Tiziano. Porto il libro con me, se per voi va bene, cercherò di dargli una letta veloce.”
Gli altri annuirono. Irene soffiò sulla candela al centro del tavolo. Un alito odoroso di fumo biancastro si allungò verso Azzurra che ne aspirò l’odore intenso.
Quando Irene spense le luci, pensando all’amico scomparso, gli altri stavano camminando in fila indiana con la testa china lungo il viale. L’aria fredda e umida le investì il volto facendola rabbrividire.
Luca entrò nel suo appartamento seguito da Peter, gettò il giaccone su una poltrona e si diresse verso la sua stanza da letto dicendo all’amico:
“Il divano è comodissimo, Pit. Scusa se non ti rimbocco le coperte!”
“non preoccuparti mammina, andrà benissimo. Le coperte, che per altro non vedo, me le rimbocco da solo!”
“Bravo bambino. Notte.”
“Buona notte.”
Luca s’infilò nel letto e lasciò che le lenzuola candide frusciassero contro la sua pelle. Erano fresche e profumavano di bucato. Si stese su un fianco e aprì il libro di sua nonna deciso a leggerne almeno qualche pagina.

1 commento:

Ila S. ha detto...

bello, bellissimo, attendo con trepidazione la terza parte! Ila