martedì 23 marzo 2010

l'incredibile storia del lampadario impolverato

A volte si pensa di poterla debellare, ma è una guerra iniqua. Non esiste un modo per mandarla via, la polvere! E Maria ne sapeva qualcosa. Ma a doveva pure avere uno scopo, doveva pur servire a qualcosa. Con la mano destra strinse forte l’unica altra mano che avesse toccato da anni: la sua mano sinistra e si sdraiò sulla schiena al centro del salone, rimase per ore a fissare il lampadario impolverato sulla sua testa. Le gocce di cristallo scintillavano nella luce della tarda mattinata e riflettevano fasci colorati sulle pareti tutt’intorno, quasi che si trattasse di arcobaleni nati in chissà quali altri mondi riflessi in casa sua. Fu quando la luce del sole, filtrando obliqua dalla finestra, illuminò la base di legno tondeggiante del lampadario che vide il codice: WSL 1910; e certo che credeva di averne viste di cose strane, magari fuori della finestra, senza metter troppo fuori il naso. Ma quella strana sigla proprio non le diceva nulla, se non che forse una spolverata avrebbe dovuto darla. Si tiro su a sedere e prese uno dei suoi stracci preferiti, era rosso con piccole chiazze di inchiostro blu. Era di puro cotone “grandi magazzini” e con quello la polvere veniva via cheraunameraviglia. Sotto la polvere scoprì un’altra parte della sigla: WSL 1910 S. Che diavolo volesse dire se lo chiese tante volte, consultò libri, tirando giù persino l’enciclopedia della salute dall’ultimo ripiano della libreria. Niente. Nessuna sigla conosciuta al mondo era riconducibile alla strana scritta riportata, a fuoco, sul tondo fondo del lampadario. La ricerca su internet portò risultati ancor più disastrosi, soprattutto per gli occhi. Fu a quel punto che suonarono alla porta. Il trillo del suo campanello era odioso, le faceva sempre un brutt’effetto. Il cuore le precipitava in un pozzo buio e sembrava pompare più forte per poterne uscire arrancando. Era così fastidioso! Alla porta il postino le disse che doveva firmare per ritirare una raccomandata. E che caspita! Pensò, non era mica il caso di suonare a quella maniera. Lo pensò, ma non disse nulla. Come sempre la busta passò sotto la porta, rigorosamente chiusa, insieme con la cartolina da firmare. Lei prese una penna e firmò, per poi ripassare la cartolina sotto la porta. Rigorosamente chiusa! Il postino andò via borbottando qualcosa d’incomprensibile, Maria sapeva cos’aveva detto, lo diceva ogni volta: che diavolo di sciroccata! Ma nessuno avrebbe potuto capirlo, a meno che, come lei, non avesse passato anni a studiarne ogni singolo suono, esaminato ogni sillaba, ogni sibilo, da dietro la porta. Sì, rigorosamente chiusa!
La busta era di carta a grana grossa, ruvida tra le dite e di un color rosa antico che le metteva i brividi. Pareva gliel’avessero recapitata da un cimitero per quanto puzzava di cera e fiori marci. Quella non era davvero la sua giornata fortunata. Aprì la busta, non prima di averla esaminata controluce per almeno cinque minuti. Non aveva scorto nulla, se non un bordo seghettato a mo’ di francobollo. Era una cartolina d’epoca, rappresentava una spiaggia con arenaria e un gruppo di uomini che giovavano al tiro alla fune, in ridicoli costumi da bagno dei primi del ‘900. Sullo sfondo alcune casupole con camini sputafumo e la prua di una nave tra incastellature da cantiere. Voltò la cartolina, oltre al suo indirizzo, scritto in una calligrafia deprecabile c’era ancora quella dannata sigla: WSL 1910 S. che campeggiava nera come la pece al centro dello spazio dedicato ai saluti. Fantastico! Pensò. Cartoline da mondi che non conosco, strane sigle impresse a fuoco sul lampadario di casa mia, casa in cui vivo da quando son nata e su questa stramaledetta cartolina! cosa succederà ancora oggi?

FINE SECONDA PARTE

lunedì 1 marzo 2010

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