venerdì 15 maggio 2009

l'incredibile storia del lampadario impolverato

Le storie straordinarie, di solito, iniziano sempre con un c’era una volta oppure in un paese molto lontano. Questa che sto per raccontarvi, invece, inizia in un modo un po’ tragico. E’ una storia fantastica, non temete, magari non nel modo fantastico in cui la intendete voi, ma in qualche modo lo é. Le persone fanno molte cose strane, morire è una di queste. Alcune lo scelgono ad altre capita e basta. La madre di Maria non decise di morire, ma morì comunque il 22 giugno del 2005. La sua morte lasciò la povera figlia in tristezza e disgrazia. Non aveva che la sua malinconia, da tener dentro casa, chiudendo imposte e finestre e sbarrando la porta d’ingresso. Non aveva che il gusto delle sue stesse lacrime in bocca, e di mangiare non se ne parlava. Non ancora almeno.
Gli anni passano per tutti, anche per il dolore. Il tempo guarisce le ferite anche se, a volte, lascia cicatrici terrificanti. Comunque là nella piccola casa scurita dalla tristezza e bagnata dal pianto, arrivò un giorno in cui, d’improvviso le cose cambiarono e, finalmente, le imposte si schiusero. E non accadde nulla, non si polverizzarono le cose all’interno, come la povera Maria aveva temuto per tutto quel tempo. Anzi, le cose presero vita, illuminate da una nuova luce, forte e gagliarda. Che non era quella del povero lampadario impolverato nel salone, era la luce del sole ed era fantastica.
Ah quanto aveva penato, quante volte aveva pensato che, forse, non era nemmeno degna di vederlo ancora il sole. Quanto si era sentita in colpa per essere ancora lì viva, mentre la sua povera madre giaceva senza vita da chissà quanto tempo. Eppure, si risolse a guardarlo di nuovo, quel bel sole di fine maggio, una spilla luminosa appuntata ad un cielo terso, questo gli era parso quel giorno e lei, adesso, si sentiva di nuovo parte di quel mondo che per così tanto tempo l’aveva aspettata, paziente, dietro le imposte chiuse della sua casa nera.
Certo aprire la porta non fu altrettanto semplice. Dopo anni trascorsi ad aspettare l’assoluzione per un peccato non commesso nella penombra di una casa vuota, l’amore per il mondo esterno era scemato e, d’un tratto, si era ritrovata ad averne paura. Il computer , quello sì le era stato amico. Senza quella macchia tecnologica sulla scrivania non avrebbe nemmeno mangiato e le avrebbero di certo tagliato le utenze domestiche. Ma con il computer, si sa, oggi si può fare tutto anche diventare agorafobici, senza dover far nemmeno troppa fatica.
fece la prima prova: ordinò la spesa e rimase, come sempre, ad aspettare che suonasse il campanello. Non aveva nemmeno mai visto in faccia il garzone della spesa. I pagamenti li faceva on-line. Questa volta si risolse ad aprire la porta e a prendere lei stessa dalle mani del ragazzo, di cui conosceva solo la voce, il sacchetto pieno e pesante. Gli avrebbe dato la mancia. Dopo tutto quel tempo se la meritava una mancia no? Certo! Ma sì certo. Era davvero pronta. Tanto pronta che quando, finalmente, il campanello suonò si lasciò scappare un gridolino da negozio di ferramenta anni settanta, forse ottanta. Il cuore prese a batterle furioso nel petto, mentre poggiava la mano sulla maniglia per aprire. Si concentrò con ogni fibra del suo corpo, quasi si sentiva svenire per lo sforzo. La fronte imperlata di sudore e il fiato corto, come se avesse corso una maratona per arrivare a quella porta.
Un mal di testa feroce le attanagliò le tempie facendole pulsare, lo stomaco si ribellò al dolore liberando un senso di nausea che strisciò veloce verso l’alto, arrivandole in bocca. Non poteva farlo. Si arrese mentre la voce del ragazzo dall’altra parte la ringraziava di niente, come sempre.
Ansimando lasciò la presa e si lasciò scivolare sul pavimento, con la schiena appoggiata alla porta che rimase chiusa. Non vedeva in faccia un altro essere umano da anni. La porta di casa l’apriva solo quando era sicura che nessuno, proprio nessuno fosse nei paraggi e la chiudeva subito, perché nella sua casa nulla era fuori controllo, a parte la polvere.

Fine prima parte.

1 commento:

Alex ha detto...

Molto bello questo racconto. La storia assomiglia un poco al personaggio della scrittrice del film "alla ricerca dell'isola di Nim". Non vedo l'ora di leggere come va a finire!!
Lei si innamora del ragazzo delle consegne?
Mandami un messaggio quando pubblichi la seconda parte!
Ciao
Alex