venerdì 18 luglio 2008

senza data e a mia madre

ESANGUE GIACEA
TRA PETALI DI ROSA E BIANCOSPINO
SUL LETTO CANDIDO
NON DI SETA, NE DI RASO
MA SOFFICE DI FUMO
DI NUVOLE D’ARGENTO
PERVASO DA UN TRAMONTO FERMO
DEL ROSSO RUBATO ALLE SUE GOTE
ORMAI NIVEE COME LA NUVOLA
SULLA QUALE RIPOSA.
DAL SOFFICE GIACIGLIO
SCIVOLA A VOLTE UNA LACRIMA
E ALLOR PRECIPITA,
DAL CIELO BRUNO, MESTA E PALLIDA,
UNA STELLA.

lunedì 14 luglio 2008

gli anni trascorsi

dove sono le risa spensierate?
le fughe con la fanstsia a cavallo dei motorini,
E LE CHIACCHIEREe le chiacchiere,
in quelle serate,
che si pensava fossero così noiose.
Gli stupidi giochi e le parole sciocche,
il giro ed il bar.
Gli angoli colmi di stelle
Che sparivano, accartocciandosi, in nuvole di fumo.
Dove sono andati tutti?
Dov’è finita la noia?
La noia di serate passate ad aspettare
Quelle che odiavo tanto…
In quale buco nero sono scivolati quei giorni?
E dove sono io a vent’anni?

giovedì 3 luglio 2008

la luna ed il sogno

C’erano cumuli di foglie ovunque. Lungo i bordi della strada imbiancata da una luna enorme. Al limitare del bosco nereggiavano le sagome scure dei cipressi, appena scossi all’apice delle chiome, da un vento mesto di primo autunno.Non mi domandai il perché di tanto silenzio e desolazione. Se ci avessi badato, anche solo per un istante, mi sarei di certo accorta che il paese era deserto. Non una voce, nessun rumore. Il nulla, il silenzio. Percorsi il viale, fiancheggiato da olmi quasi nudi, fino ad arrivare alla piazza principale. D’un tratto, come risvegliatami da un sogno, fui travolta da un vociferare assordante. Non era il solito brusio di piazza. C’era qualcosa di spaventoso in quelle voci. Tutti parlavano allo stesso tempo, in maniera così frenetica che non riuscii a cogliere una sola parola.Finalmente giunsi davanti al mucchio. Decine di persone stavano in piedi con lo sguardo puntato verso l’alto. Tutti stretti l’uno contro l’altro, come se quella vicinanza potesse dar loro conforto. La luna era così grande quella sera, bianca come la faccia tonda di un fantasma.Cercai di farmi spazio, infilandomi tra le pieghe dei loro abiti, che puzzavano di paura e formalina. Per quanto mi sforzassi non riuscivo a vedere. Non potevo alzare lo sguardo sullo spettacolo che li teneva tutti con il naso rivolto all’insù. Le mie guance sfiorarono le loro, accarezzate dalla condensa soffiata fuori ad ogni fiato. Oltrepassai un cordolo umano, passandovi quasi attraverso e, finalmente, mi ritrovai di fronte all’oggetto di tanto interesse e di tanto orrore.Un corpo esanime pendeva, trafitto all’altezza dello sterno, dalla spada sguainata della statua di bronzo, intitolata ad un ignoto combattente. Dalle membra squarciate traboccava un fagotto lucido di un rosso acceso. Un rivolo scuro scendeva dalla bocca spalancata del mio volto. Il mio volto! Abbassai lo sguardo e vidi I miei intestini sulle mani. Fu allora che capii e fu allora che mi svegliai, madida di sudore.Un sogno…Che sollievo, solo un sogno orrendo.La luna era così grande in cielo. Bianca come la faccia tonda di un fantasma…